NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI: QUALE DIREZIONE? CESP Bologna

NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI: QUALE DIREZIONE? CESP Bologna

muzio scevola indicazioni nazionali

Pochi giorni fa è stata diffusa dal Ministero la prima bozza delle Nuove Indicazioni nazionali, dedicata alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. 

Si tratta di un documento di oltre 150 pagine, ridondante, contraddittorio nelle diverse parti, che si pone in netta discontinuità con le precedenti Indicazioni del 2012. 

I tratti più forti che attraversano tutto il documento sulle nuove indicazioni nazionali sono: 

  • Un forte baricentro sulla cultura nazionale (la parola “occidente” o “occidentale” compare 26 volte) come fondamento dell’identità da trasmettere alle classi, senza alcuna apertura agli aspetti multiculturali della nostra società e all’idea di una costruzione interculturale e interattiva del sapere. Emblematica è la frase di apertura del curricolo di storia che perentoriamente asserisce: “Solo l’Occidente conosce la storia”. Un testo che mira senza nasconderlo ad imporre una nazionalizzazione delle/degli studenti con background migratorio. 
  • Si richiama l’impegno alla “personalizzazione” (24 volte) come strategia educativa di accompagnamento nello sviluppo dei “talenti”. Tale ottica si pone nella prospettiva di ‘fotografare’ e sviluppare in ogni allievo e allieva le caratteristiche assunte dal contesto socioculturale di provenienza invece di impegnare la scuola a contrastare i limiti ereditati dal contesto sociale e a promuovere la realizzazione di ogni studente in relazione con le altre persone. La reintroduzione facoltativa del latino appare emblematica di questo uso dei presunti “talenti” come mascheramento di una precoce differenziazione dei percorsi.
  • Il testo propone lunghe liste di contenuti, addirittura per alcune materie articolati anno per anno, come se si trattasse di Programmi in luogo di Indicazioni. La presenza dei contenuti invece dovrebbe rimanere limitata, con mero carattere esemplificativo. Evidentemente questa scelta tradisce la volontà di vincolare le/i docenti nella programmazione del curricolo, anche attraverso i libri di testo che presumibilmente assumeranno tali contenuti come il suggerimento di un indice. Questa forzatura diviene ancora più prepotente tenuto conto di numerosi passaggi in cui si suggeriscono addirittura le metodologie da mettere in pratica nell’insegnamento. L’esempio più evidente è la scansione dei temi e dei metodi da affrontare in storia.
  • Il valore della libertà viene declinato da una parte come “valore più importante dell’Occidente”, dall’altra come dimensione che si realizza attraverso il rispetto delle regole. In realtà la storia dell’Occidente è piena di oppressioni e di violenze, e il rispetto delle regole costituisce solo una parte della pratica di una relazione sociale libera e responsabile. Questa ottica unilaterale non aiuta a comprendere né la complessità degli elementi che caratterizzano il passato, né la dialettica tra rispetto e messa in discussione delle regole che è indispensabile per crescere come comunità libera. L’unilateralità e assolutezza delle regole emerge come limite, ad esempio, nella presentazione della grammatica.
  • Le Nuove Indicazioni vorrebbero contrastare la violenza di genere con un’educazione definita “del cuore”, in cui basterebbe “l’amore” per decostruire gli stereotipi, con un ritorno alla letteratura moraleggiante di De Amicis e alla pedagogia ottocentesca. Un’ottica ingenua e paternalistica che invece di promuovere le esperienze positive di educazione sessuale e di genere produce svolazzi retorici come “promuovere negli studenti il senso profondo della bona fides che anticamente costituiva il parametro per valutare la lealtà e l’onestà delle relazioni”.

In conclusione

le Nuove Indicazioni nazionali sono un testo fortemente etnocentrico, che tende alla prescrittività dei contenuti, che non si preoccupa delle differenze sociali, culturali e di genere. Promuove invece un’idea di libertà come semplice accettazione delle regole, che dimentica la dimensione relazionale del sapere e dell’apprendimento, che rappresenta una chiusura a tutto ciò che si ispira al dialogo inter-culturale e al pensiero critico.

Il carattere globale della composizione delle nostre classi viene mortificato con un curricolo asfittico di apologhi risorgimentali e dell’antica Roma e di richiami alla superiorità dell’Occidente e dell’identità cristiana.

Una tale massa di contraddizioni e aspetti regressivi non permette un atteggiamento emendativo, poiché la correzione di qualche passaggio o paragrafo non potrebbe rendere accettabile il testo.

Inizialmente non era prevista alcuna consultazione della categoria ma negli ultimi giorni – probabilmente per effetto delle numerose critiche – il Ministero ha varato un questionario risibile che non ammette dissensi ma solo differenti approvazioni.

Rifiutiamo questa buffonata e invitiamo scuole, associazioni e sindacati a riunirsi e a esprimersi usando tutte le vie per manifestare il dissenso, individuale ma soprattutto collettivo, producendo testi e inviandoli a organi di stampa e al ministero.

Quanto al questionario,

invitiamo ad aderire alla campagna #iononrispondo sui social oppure a scrivere nell’unico spazio aperto questa frase:

“Non abbiamo fornito risposte perché le opzioni non consentivano di esprimere il nostro punto di vista critico. Respingiamo il testo delle Nuove Indicazioni e contestiamo la totale assenza di un vero confronto nel processo che lo ha generato.”

Cesp Bologna, marzo 2025

Per condividere questo articolo:

Share this content: